sabato 10 febbraio 2018

IL COMUNE SE NE FREGA DELLE FOIBE

il Sindaco naufraga nel qualunquismo, nell’insufficienza amministrativa e nella menzogna servile




Ogni genocidio è distruzione ed in quanto tale una follia ingiustificabile.


Vi sono mali che non possono trovare interpretazioni ad intensità variabile. Non possiamo accettare che le percezioni di un gruppo possano ergersi a valore universale e vincolante. Perché non vi è differenza sostanziale tra la deportazione nei campi di concentramento e l'orrore delle foibe, come di ogni altra forma di violenza efferata, crimine razziale, di classe e vendetta politica.


Per decenni la storia non ha raccontato la verità sulle foibe, complice di una cultura dominante che ha imposto la propria visione nel nome di un conformismo di comodo. Oggi possiamo sconfiggere la tentazione sempre viva di imporre forme di pensiero unico perché abbiamo gli strumenti per essere liberi attraverso la conoscenza ed il confronto costruttivo.


Commemorare la "Giornata del ricordo" è anche un obbligo giuridico che compete anche al Comune di Assemini. Lo scorso anno è stato fatto, seppure con una timida iniziativa. Quest'anno no, subordinandone l'alto valore intrinseco all'interesse elettorale di un Sindaco che, non avendo alcuna visione politico culturale, naufraga nel più totale qualunquismo, insufficienza amministrativa e nella menzogna servile.

martedì 16 gennaio 2018

STRADE RURALI IN PESSIME CONDIZIONI

Residenti e imprese agricole penalizzate. Nel 2017 la Regione sarda ha stanziato 20 milioni



 I Comuni hanno il compito di concorrere alla crescita ed allo sviluppo dei propri territori. La viabilità extraurbana asseminese è in pessime condizioni ed estremamente pericolosa. A pagarne le conseguenze sono i residenti che pagano imposte, tasse e tributi, ma anche le imprese agricole, già in balia di una forte crisi ampiamente indotta. In cinque anni di governo, la Giunta Puddu non ha prestato alcuna attenzione alla viabilità extraurbana ed alla rimozione degli ostacoli che frenano la crescita della città, accompagnandola in un progressivo e inesorabile declino.
La totale mancanza di una visione progettuale, di uno studio propedeutico della mobilità e sicurezza, di una strategia organica per la crescita e lo sviluppo incidono negativamente sulle prospettive di sviluppo. Tutto è lasciato ad iniziative improvvisate, scollegate e conseguentemente dannose. Assemini perde terreno, mentre anche solo ai nostri confini altri comuni crescono, seppure con fatica. Questa esperienza amministrativa è costata circa 45 milioni di euro complessivi, in parte dispersi in scelte che hanno peggiorato il livello qualitativo e quantitativo dei servizi e degli investimenti. Puddu ha governato ben il doppio della media dei sindaci che lo hanno preceduto, ma ha prodotto poco, distinguendosi per slogan ripetitivi e privi di senso compiuto.

La viabilità minore e rurale continua ad esprimere la precarietà di rendimento di una giunta e di una maggioranza ancora evidentemente staccata dalla realtà e incapace di esprimere buon governo. Segnaletica fatiscente, assenza di toponomastica e buche che diventano voragini, isolano - invece che collegare - gli agglomerati socio produttivi ai mercati. La viabilità extraurbana reclama attenzioni politiche ferme al periodo commissariale di cinque anni fa. Oltre al problema legato alla funzionalità delle strade rurali vi è anche quello della sicurezza.

Il rilancio del settore primario era un punto centrale del programma elettorale, evidentemente disatteso. 

domenica 31 dicembre 2017

AREA CANI DEGRADATA: OFFESI DAL SINDACO

Puddu fallisce e si prepara alla fuga alla disperata ricerca di poltrone più comode a spese dei cittadini











A nome del Comitato Civico “ViviAssemini” e dell’Associazione “La Tana dei Lupi” esprimo tutto il mio rammarico per l’evidente e reiterata superficialità e inconcludenza del Sindaco di Assemini anche rispetto alla condizione di degrado dell’area cani di via Carife. Stessa cosa per le promesse mai mantenute di completare l’Oasi di viale Francia, come quelle di adoperarsi per l’individuazione di nuove zone sgambamento di quartiere. Cinque anni di dannose ragazzate in salsa rossa a spese di cittadini ed imprese. 

A nulla sono servite le continue sollecitazioni, iniziate nel mese di marzo del 2016 e culminate il 4 ottobre scorso con una proposta corredata da una raccolta firme: il Sindaco non ha percepito nemmeno il dovere di rispondere. 

Prendiamo atto della evidente mancanza di rispetto, sia nei confronti degli aderenti ai due sodalizi, sia nei confronti dei cittadini firmatari e di quanti auspicavano un minimo di serietà istituzionale.

La macchina amministrativa è strutturata per operare su vari fronti contemporaneamente, perciò ci saremmo aspettati almeno una risposta, un incontro anche solo per analizzare le criticità e valutare le possibili soluzioni. Ci siamo recati in Comune nel giorno che il Sindaco riceveva il pubblico, ma si è detto impegnato in una riunione. Ci ha ricevuto l’Assessore competente, ma dopo quasi due anni di solleciti sosteneva di non essere al corrente della situazione. Gli abbiamo sollecitato ulteriormente una risposta, ma ha preferito la strada del silenzio. Siamo consapevoli che il Gruppo consiliare di maggioranza abbia agito per indirizzare il Sindaco ad assumersi le proprie responsabilità, ma evidentemente senza successo. Aspetto molto grave perché dimostra quanto il Primo cittadino viva una continua confusione dei ruoli e delle funzioni, ponendosi arbitrariamente al di sopra di tutto e di tutti.

La consiliatura sta volgendo al termine; dalla comicità iniziale si è passati al tragico; il clima politico è notevolmente compromesso;  il Sindaco, consapevole degli insuccessi politici e amministrativi scappa, privilegiando la strada della sua personale affermazione politica in una poltrona più comoda e meglio retribuita a spese dei cittadini ed a concretizzare una sua surreale successione dinastica ad Assemini. Non siamo interessati alle contrapposizioni elettoralistiche che lasciamo volentieri alle forze politiche deputate a questo, ma continueremo con fermezza a rivendicare il diritto di opinione e di liberazione dal dannoso qualunquismo e dal propagandismo cosmico che ha caratterizzato questi tragicomici anni di consiliatura. 

giovedì 30 novembre 2017

LA CRISI AUMENTA E MANCA UN PROGETTO POLITICO SULLA CASA

«il Consiglio comunale assicuri il diritto primario di abitare e di non essere sfrattati »






La profonda crisi economica è un fatto oggettivo, dimostrato anche dalla difficoltà di accesso alla casa. La richiesta di affermare il diritto naturale di abitare non è un privilegio e deve trovare risposte politiche che sono di competenza di un comune. Ad oggi, al netto degli interventi tampone posti in essere da Regione e Governo, non risulta nessun atto del Comune di Assemini diretto ad affermare un’articolata politica sulla casa.

A fronte di una crescente richiesta di maggiore accessibilità, a prezzi sostenibili, non vi è alcuna azione diretta ad assicurare ai cittadini di vivere una vita dignitosa. La politica locale continua a soffrire di ancestrale sudditanza, operando nel solco delle decisioni contemporaneamente contestate ed espresse da centri di potere paralleli o sovra ordinati. Mancano azioni straordinarie autonome, in linea con le competenze stabilite anche dalla normativa in vigore. Il diritto alla casa non è solo una questione quantitativa, ma anche qualitativa. Un diritto negato da una classe dirigente che sfugge dal dovere di affrontare i problemi sostanziali, limitandosi alle esternazioni elettoralistiche incentrate prevalentemente sullo scaricabarile. Intanto, centinaia di concittadini vivono con dignità anche il problema dello sfratto in un contesto socioeconomico drammatico. Questo comportamento non deve indurre a sottovalutarne gli aspetti intrinseci: la salvaguardia del diritto di abitare è una delle precondizioni della pace sociale, senza la quale non vi è nemmeno giustizia. Il diritto ad abitare è un diritto umano ed in quanto tale deve essere rispettoso dell’individuo, universale, inviolabile, indisponibile. La mancanza di alloggi a prezzi accessibili, determina gravi conseguenze nella vita dei cittadini, peggio lo sfratto dove gli individui non possono essere lasciati in balia della prassi giurisdizionale del rinvio senza soluzione definitiva. È la politica, attraverso l’affermazione sostanziale del suo primato, che ha il dovere di governare gli eventi. 


Il diritto di abitare rappresenta un bisogno primario e spetta al Consiglio comunale indirizzare la Giunta ad elaborare un progetto politico sulla casa proiettato al breve, medio e lungo periodo.
  

lunedì 27 novembre 2017

PIANO URBANISTICO, DOPO QUASI TRE ANNI NESSUN VANTAGGIO

«Il PUC ha prodotto solo costi e vincoli rigidi per i cittadini e mercificabili per i grandi centri di potere»






Da quasi tre anni, Assemini, ha un Piano urbanistico. Per ora non ha prodotto alcun vantaggio, ma solo l’aumento delle imposte e dei vincoli, tranne per i grandi centri di potere economico. Chi governa, ad ogni livello, ha il compito di produrre e consolidare utilità per tutti, favorendo lo sviluppo delle iniziative territoriali. La povertà cresce e colpisce duramente la dignità umana. Il Consiglio comunale ha il dovere di operare fattivamente per indirizzare lo sviluppo, colmando le lacune e correggendo gli errori.

L’urbanistica deve interessarsi dell’uso e dello sviluppo del territorio; delle sue implicazioni sociali ed economiche nonché della vita di tutti i giorni dei cittadini. In quanto tale, non può prescindere dalla programmazione e dalla pianificazione. Essa deve essere espressione di scelte politiche: vincoli posti all’uso dei suoli; interventi di incentivazione; di investimento anche per la fornitura di beni e servizi; informazione e condivisione. Ad Assemini manca l’elemento fondamentale: il Puc come opportunità per favorire la crescita armonica e lo sviluppo. Come abbiamo più volte sostenuto, la sua approvazione è stata caratterizzata da un forte ritardo ed è frutto di prevalenti scelte dettate dalla Regione. Fino ad ora, non ha prodotto alcun miglioramento nella vita dei cittadini e delle imprese. Anzi ha determinato un aumento dei vincoli mercificabili per i grandi imperi economici e dei costi per i cittadini. Questi ultimi, prima ancora che i potenziali investitori, non sanno nemmeno dove sta l’area commerciale o artigianale. La comprensibile corsa sfrenata a fregiarsi della sua definitiva adozione ha prodotto un prevedibile cortocircuito, consolidando lo stato di catalessi che vive Assemini da troppo tempo. Il piano si è sviluppato senza una visione strategica, senza coinvolgimento e senza domandarsi “che città vogliamo”, senza analizzare compiutamente gli errori del passato e senza individuare preventivamente le direttrici su cui orientare politiche organiche per la crescita e lo sviluppo.

Maggioranza e minoranza hanno il dovere di proporsi attivamente, interrogandosi sullo stato di attuazione del Puc, per porvi rimedio affinché il Piano urbanistico possa assolvere pienamente alla sua funzione, per i cittadini e per le imprese. Ma anche per avere la legittimità politica necessaria per denunciare e spingere la Regione a superare i vecchi e nuovi ritardi strutturali.
  La crisi in atto va gestita con fatti di rilevanza politica in una logica di sistema, perché in gioco vi è il futuro di Assemini e delle sue forze vitali. 

mercoledì 22 novembre 2017

TAPPI PER L'ACQUA IN TANZANIA



Tutti possiamo impegnarci per unire la buona pratica del riciclo dei rifiuti ad una ottima azione di solidarietà, raccogliendo i tappi delle bottiglie, penne, dentifricio, detersivi (realizzati in PE o in HDPE). Questo materiale può essere consegnato nei vari punti di raccolta che troverete nella pagina Facebook dell’Associazione (https://www.facebook.com/noisardiperlatanzania/).


Il materiale raccolto, periodicamente, viene consegnato al Centro di riciclaggio di Sestu (CA) per essere macinato e riciclato. Il ricavato viene consegnato al “Centro Modalità Sviluppo Reciproco” di Livorno che, dal 1979, si occupa di progetti di cooperazione con la Regione di Dodoma in Tanzania, proprio per la realizzazione di pozzi d’acqua.


Crescono i volontari, le associazioni ed i comuni della Sardegna che hanno scelto di dare più forza a tale progetto, collocando la Sardegna - nel 2016 - al 5° posto in Italia con 17 mila 424 kg di tappi raccolti e riciclati. È così che la Sardegna ha contribuito a realizzare altri 5 pozzi in 3 villaggi.



Vi chiediamo di darci una mano per continuare ad assicurare un bene prezioso come è l’acqua.

mercoledì 15 novembre 2017

BASTA CON GLI INSULTI, LAVORATE PER LA CITTÀ


Chi non è in grado di costruire alternative politiche si dimetta



Le forze politiche rappresentate in Consiglio comunale hanno il dovere di lavorare per la Città. Invece, a prevalere sono gli insulti e la violenza verbale contro la persona e contro l’informazione.

Il susseguirsi sistematico di attacchi violenti che nulla hanno a che vedere con la diversa, legittima ed auspicabile visione nella gestione della cosa pubblica, rappresentano l’ennesimo fallimento di chi continua ad anteporre l’interesse personale ai bisogni dei cittadini.

La Politica è coesistenza umana, mediazione, finalizzata a superare le incertezze e garantire ordine per affermare progetti di crescita e sviluppo. Il fine collettivo deve prevalere su quello personale. Perciò il dibattito deve rimanere nell’alveo del confronto rispettoso delle parti. La Politica non può limitarsi alla narrazione e non può alimentarsi della disgregazione e della destabilizzazione fine a se stessa. La Politica ha il dovere di andare oltre perché ha la responsabilità di far crescere una Città in forte crisi. Dalle crisi bisogna uscire, elaborando pensieri e azioni costruttive in grado di affermare un ordine nuovo. L’individuo è il mattone su cui costruire il cambiamento. Il rapporto tra cittadini, rappresentanti ed istituzione deve essere fondato sulla lealtà. 

Chi non è in grado di rappresentare e di costruire alternative politiche, deve prendere atto di essere un problema, non una risorsa: si dimetta. Il Consiglio comunale è il luogo in cui deve esprimersi l’unità d’intenti. Non è un’arena all’interno della quale ognuno si sente libero di esprimere il peggio di se stesso.