giovedì 31 luglio 2014

Una delegazione del Comitato abbraccia Augusto e Annette


Oggi, una delegazione del Comitato Civico ViviAssemini ha portato la propria solidarietà ad Augusto Santo Melis ed alla moglie Annette, commercianti asseminesi vessati da Equitalia.
Ringraziamo per l’ospitalità ricevuta e per l’incoraggiamento che Augusto è riuscito a trasmetterci, nonostante il suo gravissimo stato di disagio.
Augusto conduce da anni una battaglia che va ben oltre il suo legittimo interesse ed i suoi bisogni. Non chiede assistenza fine a se stessa. Egli lotta da cittadino per il riconoscimento di un diritto e per l’affermazione di un principio costituzionale che riguarda un numero crescente di persone. Egli chiede di poter riprendere a vivere nella normalità. In quella stessa normalità che gli è stata tolta da una legislazione demenziale. Oltre a non poter più esercitare la sua attività, dopo l’ultima proroga, il 16 settembre dovrà liberare la casa in cui abita, per morosità incolpevole.
Se chi di dovere non interverrà prontamente con gli strumenti normativi disponibili, Augusto ed Annette sono destinati a dormire in strada e privi di risorse sufficienti per sopravvivere.   

martedì 29 luglio 2014

Basta con i bilanci in ritardo, imposti ed opachi



Per l’ennesima volta, l’attuale amministrazione comunale di Assemini, si appresta ad approvare il bilancio preventivo in forte ritardo, senza alcun coinvolgimento dei cittadini e delle loro organizzazione sociali. Un fatto grave che violenta i principi della produttività della spesa pubblica e della democrazia partecipativa.

Riteniamo che per amministrare non ci voglia solo un programma, ma un progetto che sia in grado di riscoprire il valore delle nostre radici per poi modellarlo con strategie di sviluppo, con nuovi apporti culturali e nuove esperienze. Quindi, bisogna avere un’idea di come Assemini era e di come tutti vogliamo che diventi. In tutto questo, il cittadino deve assumere un ruolo cardine. Assemini dovrebbe essere amministrata partendo da ciò che i cittadini desiderano per poi confrontarsi su ciò che può e deve essere fatto, chiarendo i livelli di difficoltà e gli oneri derivanti. Il bilancio di un Comune non è solo un documento contabile, ma lo strumento per realizzare il programma di governo. Esso esprime lo spirito e la reale volontà e capacità di attuare il cambiamento. La maggioranza ha il dovere di includere i cittadini nelle scelte dirette ad influenzare la loro vita, mettendo a loro disposizione gli strumenti di programmazione e di successivo controllo. Per questo ci saremo aspettati un bilancio partecipato e trasparente. Esattamente l’esatto contrario di quanto finora fatto e promesso dal Sindaco in campagna elettorale.


Bilancio partecipato vuol dire coinvolgere gli asseminesi prima di ogni previsione qualificante, condividendo le politiche sociali come quelle legate agli investimenti infrastrutturali; la pianificazione urbanistica come quella della cultura, dello sport, dell’ambiente e dello sviluppo economico. Le strategie di un’amministrazione comunale dovrebbero esprimere la sinergia degli sforzi per raggiungere obiettivi condivisi. Oltre che partecipato, il bilancio, deve essere trasparente. Non basta renderlo pubblico, occorre che sia chiaro. Bisogna scomporre le voci che, così come appaiono, non dicono nulla. Occorre entrare nel merito di tutte le componenti di spesa. Il cittadino deve sapere dove fanno a finire i soldi che mette a disposizione con i propri sacrifici, con le tasse e le imposte versate. Chi governa deve garantire la tracciabilità delle risorse e delle spese. Un bilancio trasparente consente di dimostrare ai cittadini che esiste un controllo dei costi, delle entrate e dello stato di avanzamento degli investimenti. I cittadini devono sapere perché il programma è fermo o in cronico ritardo; perché le risorse finanziarie vincolate dal Patto di Stabilità sono aumentate, passando a 2 milioni e 400 mila euro, compromettendo la realizzazione dei lavori pubblici. Il Sindaco spieghi a chi fanno capo le responsabilità e di quanto aumenteranno le nuove tasse dovute al mancato avvio del nuovo bando per il servizio di raccolta differenziata che premia la ditta incaricata e non gli utenti. Questa è un scelta di democrazia e di rispetto. 

Una Città in ritardo con i cambiamenti globali



‹‹Come molte altre città della Sardegna, da troppo tempo Assemini segue una traiettoria di sviluppo molto debole, resa incerta dagli effetti prodotti dai profondi cambiamenti politico-istituzionali ed economici della società italiana ed europea. Esaurendosi i fattori che avevano generato la sua traiettoria di sviluppo, Assemini è in una fase di stallo economico con pesanti ripercussione socioculturali ed ambientali. L’economia è il punto cruciale attorno a cui si generano i problemi e si trovano le soluzioni.
Diversamente da molte città italiane, Assemini non ha dato molta importanza ai segni di indebolimento della sua struttura socio-economica, all’affievolimento delle sue capacità generative ed attrattive. Confidando nella stabilità economica che il suo rango di “città del divertimento”/“città della ceramica” sembrava garantirle. Stessa cosa relativamente alla presenza di un polo industriale prevalentemente chimico di dimensioni medio-alte di elevata qualità tecnologica. Assemini non ha anticipato e non si è predisposta ad affrontare i cambiamenti richiesti dal contesto globale di “competizione territoriale”, causando una caduta del livello delle aziende in esercizio ed indebolendo ulteriormente quelle che si trovavano già in difficoltà. Una accentuazione dell’incertezza sul futuro della città stessa che non ha registrato, da parte degli operatori, sufficiente capacità reattiva ed una incisiva azione propositiva.

Oggi Assemini si trova in una fase di collasso economico e senza alcuna strategia di sviluppo. Nelle ultime consiliature il focus della riflessione e dei processi decisionali si è spostato, dando rilevanza assoluta al PUC (piano urbanistico comunale) senza però ragionare preventivamente sullo stato attuale e senza confrontarsi guardando al futuro. È passata in secondo piano l’urgenza di rafforzare la sua base economica e l’esigenza di spronare l’innovazione per rispondere alle crescenti e mutevoli esigenze sociali. La crisi, come spesso accade, ha attivato o accelerato processi di trasformazione della struttura socio-economica che, nel caso di Assemini, indeboliscono maggiormente il suo tessuto economico e le sue capacità di rinnovamento e di investimento. Il benessere perdona anche gli errori gestionali ed amministrativi. La crisi, invece, li accentua››.

domenica 27 luglio 2014

Obiettori di coscienza per accompagnare il cambiamento.


«La politica non è una parolaccia. È lo strumento che rende duraturi i cambiamenti, nel bene o nel male. Spetta a noi scegliere da che parte stare o se costruire attivamente nuovi percorsi. Dalla nostra scelta dipenderà il futuro di tutti. Convivere e condividere produce azione politica, ossia reazione all’indignazione: la vera rivoluzione. La solidarietà virtuale è nobile, ma non produce cambiamento. Essa è comodità in un modo malato che invoca giustizia e sviluppo, concretezza. La parola democrazia deve ritrovare il suo significato etimologico e passionale, espressione convinta di libertà e giustizia. Le negatività del nostro tempo sono fenomeni umani. Il cambiamento non potrà che dipendere dal prevalere di una umanità evoluta, educata, formata. Nessun genitore dovrà permettersi il lusso di giustificare o rassegnarsi alle storture del nostro tempo. Al contrario dovrà alimentare con coraggio il senso di rispetto della dignità umana con valutazioni e scelte appropriate. La confusione del potere con le responsabilità genera orrori. Chi alimenta questa stortura è complice di un sistema marcio e contaminante di cui gli stessi figli saranno prigionieri innocenti.
Non dobbiamo solo delegare, ma appropriarci del nostro ruolo, delle nostre responsabilità. Bisogna unire le forze, ragionare in un’ottica di nuovo sistema. Bisogna impedire il prevalere di personalismi per facilitare un nuovo ordine collettivo. Bisogna superare le logiche partitiche sterili e condividere, con i giusti, percorsi comuni verso il bene. Nessuno deve rinunciare alla propria identità, ma deve imparare ad ascoltare rafforzando l’obiezione di coscienza contro un modus operandi improduttivo e devastante. Bisogna governare senza vendette. Queste escludono la collegialità, riportando tutto al personalismo. Governare significa esercitare il potere. Non esiste un potere buono, perciò deve essere almeno responsabile, condiviso, trasparente e partecipato. La strada non è l’autogestione, ma la capacità di essere pienamente rappresentativi attraverso le scelte. Vuol dire essere inclusivi per avere la forza di annientare le storture ed i loro strumenti personali e materiali. Significa favorire l’organizzazione, la progettualità e la conseguente applicazione dei programmi. Il rispetto degli stessi. Significa favorire nuove organizzazioni sociali che amplifichino la democrazia sostanziale. La partitocrazia punta principalmente al consenso, all’arrivismo amministrativo, al potere, alla spartizione. Essa vive in un altro mondo. Il protagonismo civico punta solo al cambiamento. Del resto, nulla di diverso sarebbe possibile. Le storture partitocratiche ricadono sui cittadini, alimentate dal personalismo, dall’avidità, dalla frustrazione. La partecipazione sociale è una doverosa ed imprescindibile conseguenza.

Non dobbiamo accettare il “meno peggio”, ma costruire alternative con la conoscenza, con l’abnegazione e l’impegno civico. L’efficacia della decisione è tanto maggiore, quanto essa è espressione della sovranità popolare. Ogni scempio davanti ai nostri occhi è il risultato di azioni sbagliate o, peggio, dell’indifferenza. La libertà non la regala nessuno, essa è una conquista che va mantenuta. La libertà è condizionata non assoluta. Essa è rispettabile nel momento in cui non invade l’esercizio di quella altrui.  Autodeterminarsi significa esercitare la sovranità nel rispetto del più grande valore aggiunto esistente: l’identità, le differenze, le diversità. Questo ci differenzia dalla meccanica, infatti sono i metodi e gli strumenti che vanno forgiati contro la bestialità, l’opportunismo e la discriminazione».

sabato 26 luglio 2014

Bisogna far emergere i drammi del nostro tempo



‹‹Oggi, rispetto ad ieri, siamo nella condizione di sapere. Oggi, rispetto ad ieri, siamo pronti e liberi di applaudire pubbliche manifestazioni di dissenso. In pochi sono disposti ad andare oltre con gli strumenti democratici che il nostro tempo ci mette a disposizione. Tutto finisce in un momento. Il tunnel degli orrori che quotidianamente attraversiamo o che guardiamo da lontano, sembra alimentare l’angoscia aumentando il sentimento di impotenza. Usiamo i Social Networks per condividere, per alimentare l’informazione che ci piace e per rimuovere quella che non condividiamo. Di tutto ciò rimane solo conoscenza e dietro la porta che ci separa dalla strada, tutto continua imperterrito. Si guarda a dimensioni sempre più vaste, dimenticando quelle a portata di mano. La rivoluzione spesso evocata ha bisogno di essere una maturazione della coscienza, prima ancora che fredda ed estemporanea conseguenza dell’indignazione. Ognuno di noi deve calarsi nel tunnel, convivere con umiltà le paure e le angosce degli ultimi, se intende dare loro voce. Non ci sono post da rimuovere, ma comportamenti da cambiare. Calarsi nella realtà, senza perdersi è la chiave di volta della rivoluzione pacifica. Chi è libero deve lottare per rendere libero chi non lo è. Deve considerare l’ingiustizia tale, indipendentemente da chi la subisce; dal colore della sua pelle; dalla lingua madre; dalla religione che pratica. Una lotta di condivisone senza fine, duratura.

Chi quotidianamente vive nel tunnel, con i suoi drammi ed i suoi dolori, non può uscirne da solo. Egli è vittima di una condizione oggettiva; è di fatto impossibilitato a dare e ritrovare fiducia. Spetta a chi è più fortunato attivarsi per ridare dignità. Spetta a chi ha la possibilità di guardare gli eventi negativi con maggiore lucidità, impedire che l’annullamento e la morte possano essere la soluzione alla sofferenza. Il volontariato non è una tendenza, ma un atto quotidiano che apre la mente. Per comprendere i drammi del nostro tempo, quelli che in tanti vogliono vedere solo da lontano, bisogna avere il coraggio di viverli, per farli emergere in tutta la loro essenza e per contribuire a superarli. Nessuno di noi potrà cambiare il mondo, ma potrà costruire un percorso più nobile; attenuare le sofferenze; porre le basi culturali per costruire nuove fondamenta. È questa la vera rivoluzione perché è sostanziale››.

venerdì 25 luglio 2014

I badanti in politica sono un peso da estirpare


‹‹Da troppo tempo i sardi lasciano che le sorti della propria Terra, ad ogni livello amministrativo, siano decise da altri. Hanno accettato che riforme importanti potessero imporre gli stessi effetti contemporaneamente in Val d’Aosta come in Sicilia, passando casualmente per la nostra Isola. Hanno rifiutato di progettare un percorso di crescita e di sviluppo socio-economico autonomo, preferendo sperare nell’assistenza di Stato. Tutto ciò ha creato drammi: anonimato, arretratezza, dissipazione di risorse e disoccupazione. Spetta solo ai sardi collaborare correttamente per costruire una Sardegna sovrana in cui l’autonomia non sia il fine, ma un mezzo per avviare un processo crescente e progressivo di autodeterminazione. Per fare ciò, ci vogliono comunità forti, determinate, cognitive, capaci di progettare e realizzare. Comunità che trovano nella pianificazione e nella prestazione dei servizi, le ragioni per unirsi orgogliosamente. L’attore primario di ogni realtà è la persona, che viene prima della società civile e della stessa famiglia. La persona per realizzarsi ha bisogno di istituzioni sociali rappresentative, capaci di spingere la Sardegna in una direzione piuttosto che in un’altra. Nessuna organizzazione sociale, nessun partito e nessun movimento devono sentirsi esclusi né titolari di verità assolute.

Lo scenario è la Sardegna, Nazione senza Stato. Lo Stato italiano non ha mai voluto riconoscere il valore intrinseco dell’identità, così come la classe dirigente non ha mai voluto smettere di barattare la sorte dei sardi con la loro personale affermazione politica. Troppo spesso si preferisce essere privilegiati anonimi a Roma piuttosto che protagonisti per la Sardegna anche attraverso la valorizzazione delle proprie comunità. Nel frattempo, ci sono aspetti della nostra esistenza che non possono essere vissuti passivamente. Ci sono situazione della vita che si manifestano in tutta la loro oscenità e crudezza. Non di tutto possiamo farcene una ragione specie quando si sconfina nel disumano. Uomini e donne violentate nella loro dignità; anziani - talvolta malati - ridotti a fonte di ingiusti guadagni e relegati nell’inutilità; bambini a cui si nega scientemente il futuro, preda dei bisogni più crudeli; l’ambiente devastato da biechi interessi; il dominio dell’illegalità. “Farsene una ragione”, considerandoci impotenti, non è la risposta all’ambizione di un mondo più giusto. L’individuo è quotidianamente intrappolato in un processo mediatico-formativo in cui spesso prevale l’effimero, la forma, la superficialità. Ma, anche conoscenza sostanziale che provoca spesso solo indignazione momentanea. La rassegnazione prevale nella convinzione che nulla potrà cambiare, alimentando la violenza, radicandola››. 

giovedì 24 luglio 2014

Il Comune tuteli l’ambiente e la salute pubblica



Sono ancora depositate al protocollo del Comune di Assemini le firme apposte dai cittadini nel mese di febbraio del 2012 nella “petizione” con cui si chiedeva sicurezza rispetto all’aumento indiscriminato di installazioni radio-base. Assemini appare visibilmente disseminata di antenne per la telefonia cellulare senza che si siano mai avute sufficienti rassicurazioni sul rischio di inquinamento elettromagnetico. Questo in una città già gravemente compromessa da altri fattori inquinanti. Senza mettere minimamente in discussione l’utilità della telefonia, riteniamo che occorra monitorare le emissioni elettromagnetiche a garanzia della salute pubblica, nonché di una reale valorizzazione e cura dell’ambiente.

Più volte gli asseminesi sono intervenuti sull’argomento per chiedere maggiori controlli. Nel mese di febbraio del 2012, appunto, si costituì anche un comitato spontaneo che attivò una raccolta firme tra i residenti del quartiere di via Asproni, senza ottenere alcuna risposta. Lo stesso Comitato popolare ViviAssemini si è rivolto pubblicamente all’attuale amministrazione comunale per stimolare azioni conseguenti, ma non si è ricevuta alcuna risposta. A seguito di ulteriori e numerose segnalazioni, invitiamo l’Amministrazione comunale di Assemini di passare ai fatti ed attivarsi per: attuare una regolamentazione equilibrata delle installazioni; assicurare la pianificazione delle installazioni in contraddittorio con i Gestori e le Associazioni rappresentative dei cittadini; provvedere a considerare - in sede di applicazione della tassazione degli immobili - condizioni di vantaggio per compensare la loro svalutazione a causa della presenza di antenne in aree pubbliche; garantire il monitoraggio costante delle emissioni a tutela della salute pubblica. 


Secondo gli studi più recenti anche il CNR ha evidenziato l’influenza derivante da tali emissioni. L’esposizione anche a bassa intensità di campo può generare un effetto termico nocivo (a breve termine); cancerogenesi, effetti sul sistema immunitario e nervoso (a lungo termine, anche dopo pochi anni e per soli 30 minuti al giorno di esposizione). Altri studi hanno dimostrato una stretta correlazione tra la prossimità delle stazioni radio-base e l’insorgenza di tumori maligni, con una crescente prevalenza di cancro soprattutto nei soggetti che vivono a distanze inferiori a 500 metri dai ripetitori. L’assorbimento dell’energia irradiata da parte dei bambini è superiore rispetto agli adulti.