giovedì 28 giugno 2018

I GIOVANI CAMBINO PROSPETTIVA

Masanobu Fukuoka




“La chiave per crescere si trova lì, vicino alla terra, al mare. Abbiamo scelto di subire un progresso che ha prodotto problemi, ansie, aspettative, ossessioni.
 
È con questo tetro conformismo che abbiamo devastato la natura, cancellato la nostra identità, la nostra spiritualità, i nostri valori. Un modello che ci ha recluso, rendendo difficile persino procurare cibo. Un modello che ci ha divisi, costringendoci a sbattere contro le grate dell’avidità, dell’invidia. 

Poi, ti fermi, rivolgi lo sguardo alle montagne che difendono questa vasta piana. Pensi al mare e alla vita che genera e conserva. Tocchi la terra e trovi soddisfazione per i colori ed i profumi che è in grado di esprimere. Capisci che nulla è perfetto quanto la natura.

Cosa vogliamo costruire ancora che non demolisca l’ultimo appiglio al definitivo baratro?”

mercoledì 27 giugno 2018

SARDEGNA SEMPRE PIU' POVERA




Povertà in aumento in Sardegna. Lo dice l’ultimo rapporto Istat: la crescita è del 3,3% e segna il passaggio dal 14 al 17,3% dal 2016 al 2017.

L’isola è sopra la media nazionale del 12,3%, ma è la seconda regione “meno povera” del Mezzogiorno: davanti alla Sardegna c’è solo l’Abruzzo con un’incidenza del 15,6 per cento.

Le statistiche fotografano una situazione in generale peggioramento soprattutto al sud. La Sardegna riesce comunque a contenere lo scatto in avanti della povertà: nel Mezzogiorno hanno frenato di più soltanto Molise (+2,8), Basilicata (+0,6), Calabria (+0,4, ma record italiano di incidenza con 35,3%). 

La povertà relativa (la soglia per una famiglia di due componenti è pari alla spesa media mensile pro-capite nel Paese e nel 2017 è risultata di 1.085,22 euro) in Sardegna è superiore al 17%, sotto la media del Mezzogiorno (24,7) ma molto al di sopra di quella del Centro (7,9) e del nord (5,9).

(Sardinia Post)


73 CITTADINI AL MESE ABBANDONANO ASSEMINI






Giambattista Vico parlava di corsi e ricorsi storici. Con questa formula il filosofo napoletano sintetizzava la capacità di certe situazioni di ripetersi nella vita degli essere umani. Il Dossier Statistico Immigrazione 2017 elaborato dal centro studi e ricerche Idos e Confronti registra una di queste situazioni: oggi gli emigrati italiani sono tanti quanti erano nell’immediato dopoguerra. In numero, oltre 250.000 l'anno. Corsi e ricorsi della storia, appunto.

Prima il calo poi la crisi del 2008 e l’inversione di tendenza

L’emigrazione degli italiani all'estero, dopo gli intensi movimenti degli anni '50 e '60, è andato ridimensionandosi negli anni '70 e fortemente riducendosi nei tre decenni successivi, fino a collocarsi al di sotto delle 40.000 unità annue. Invece, a partire dalla crisi del 2008 e specialmente nell’ultimo triennio, le partenze hanno ripreso vigore e hanno raggiunto gli elevati livelli postbellici, quando erano poco meno di 300.000 l'anno gli italiani in uscita.

Oltre 114mila persone sono andate all’estero nel 2015

Sotto l'impatto dell'ultima crisi economica, che l'Italia fa ancora fatica a superare, i trasferimenti all'estero hanno raggiunto le 102.000 unità nel 2015 e le 114.000 unità nel 2016, mentre i rientri si attestano sui 30.000 casi l'anno.

La fuga dei cervelli

A emigrare - sottolinea il report - sono sempre più persone giovani con un livello di istruzione superiore. Tra gli italiani con più di 25 anni, registrati nel 2002 in uscita per l'estero, il 51% aveva la licenza media, il 37,1% il diploma e l'11,9% la laurea ma già nel 2013 l'Istat ha riscontrato una modifica radicale dei livelli di istruzione tra le persone in uscita: il 34,6% con la licenza media, il 34,8% con il diploma e il 30,0% con la laurea, per cui si può stimare che nel 2016, su 114.000 italiani emigrati, siano 39.000 i diplomati e 34.000 i laureati.

Germania e Regno Unito le mete preferite

Le destinazioni europee più ricorrenti sono la Germania e la Gran Bretagna; quindi, a seguire, l'Austria, il Belgio, la Francia, il Lussemburgo, i Paesi Bassi e la Svizzera (in Europa dove si indirizzano circa i tre quarti delle uscite) mentre, oltreoceano, l'Argentina, il Brasile, il Canada, gli Stati Uniti e il Venezuela.

L’investimento (perso) da parte dello Stato

Ogni italiano che emigra rappresenta un investimento per il paese (oltre che per la famiglia): 90.000 euro un diplomato, 158.000 o 170.000 un laureato (rispettivamente laurea triennale o magistrale) e 228.000 un dottore di ricerca, come risulta da una ricerca congiunta condotta nel 2016 da Idos e dall'Istituto di Studi Politici “S. Pio V” sulla base di dati Ocse.

I flussi effettivi sono ancora più elevati

A rendere ancora più allarmante il quadro tratteggiato da questo dossier è un’uteriore considerazione: i flussi effettivi sono ben più elevati rispetto a quelli registrati dalle anagrafi comunali, come risulta dagli archivi statistici dei paesi di destinazione, specialmente della Germania e della Gran Bretagna (un passaggio obbligato per chi voglia inserirsi in loco e provvedere alla registrazioni di un contratto, alla copertura previdenziale, all'acquisizione della residenza e così via).

Il centro studi: i dati Istat vanno aumentati di 2,5 volte

Il centro studi spiega che rispetto ai dati dello Statistisches Bundesamt tedesco e del registro previdenziale britannico (National Insurance Number), le cancellazioni anagrafiche rilevate in Italia rappresentano appena un terzo degli italiani effettivamente iscritti. Pertanto, i dati dell'Istat sui trasferimenti all'estero dovrebbero essere aumentati almeno di 2,5 volte e di conseguenza nel 2016 si passerebbe da 114.000 cancellazioni a 285.000 trasferimenti all'estero, un livello pari ai flussi dell'immediato dopoguerra e a quelli di fine Ottocento. Peraltro, si legge ancora nel dossier statistico, non va dimenticato che nella stessa Anagrafe degli Italiani Residenti all'Estero il numero dei nuovi registrati nel 2016 (225.663) è più alto rispetto ai dati Istat. Naturalmente, andrebbe effettuata una maggiorazione anche del numero degli espatriati ufficialmente nel 2008-2016, senz'altro superiore ai casi registrati (624.000).

L’Ocse: Italia ottava in classifica

Il problema dei tanti italiani che abbandonano l’Italia è stato segnalato qualche giorno fa anche dall’Ocse. Nell’ultimo report sui migranti l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economici ha fatto presente che l'Italia è tornata a essere ai primi posti mondiali come Paese d'origine degli immigrati. Secondo l'Ocse, la Penisola è ottava nella graduatoria mondiale dei Paesi di provenienza di nuovi immigrati. Al primo posto c'è la Cina, davanti a Siria, Romania, Polonia e India. L'Italia è subito dopo il Messico e davanti a Viet Nam e Afghanistan, con un aumento degli emigrati dalla media di 87mila nel decennio 2005-14 a 154mila nel 2014 e a 171mila nel 2015, pari al 2,5% degli afflussi nell'Ocse. In 10 anni l'Italia è “salita” di 5 posti nel ranking di quanti lasciano il proprio Paese per cercare migliori fortune altrove.

(Andrea Carli, Il Sole 24 ORE)

P.S. In Sardegna, secondo i numeri Istat elaborati dal Crei, il centro regionale di settore delle Acli, si perdono oltre 400 unità al mese.

Saldo negativo anche per l’ex Provincia di Cagliari, dove si concentra il 33,8 per cento della popolazione isolana: nel 2016 il calo demografico si è attestato a quota -0,16 per cento. I residenti sono diminuiti di 916 unità, da 561.289 a 560.373.

Ad Assemini (secondo i dati ufficiali forniti dall’Anagrafe) la media mensile di cittadini che ufficialmente abbandonano la città è pari a oltre 72 persone al mese per complessive 869 nel 2016, 873 nel 2017 e già 439 a giugno del 2018 (media di oltre 73 al mese).

lunedì 25 giugno 2018

L'ASTENSIONISMO NON DELEGITTIMA L'ELEZIONE


Il forte astensionismo è un fatto comune alle democrazie occidentali. Democrazie che, in quanto tali, non possono mai definirsi “compiute”.

Chi sceglie di non esercitare il diritto di voto firma una delega bianca a chi sceglie di esercitarlo secondo la propria legittima volontà. Chi si è astenuto esprime indirettamente il proprio voto nella stessa proporzione manifestata da chi si reca alle urne.

L’elezione è sempre politicamente legittima e rappresenta comunque la totalità degli aventi diritto al voto. 

CONGRATULAZIONI ALLA NEO SINDACO


giovedì 8 marzo 2018

SCUOLABUS AD ASSEMINI, ALTRA PROMESSA CADUTA NEL VUOTO

Il servizio sarebbe dovuto ripartire entro il 2017



Sono troppe le promesse avanzate dall’attuale amministrazione comunale che non hanno trovato riscontro pratico in cinque anni di mandato. Tante le energie spese con i grandi gruppi economici, poche a tutela dei bisogni dei cittadini. Ad esempio la mancata riattivazione del servizio Scuolabus.


Era il 19 settembre del 2016 quando l’Assessore alla mobilità annunciava a mezzo stampa la notizia secondo la quale si sarebbe impegnato a recuperare 40mila euro per ripristinare il servizio scuolabus entro il 2017. Uno dei tanti annunci caduti nel vuoto che dimostrano la netta differenza tra doverosa comunicazione istituzionale e sterile propaganda. Il tempo è passato, ma la notizia è rimasta un annuncio fine a se stesso. Eppure anche solo dall’analisi del bilancio comunale non era difficile ricavarne la cifra: bastava la volontà politica, buona memoria e la giusta dose di sensibilità. Si può anche cambiare idea, basta dirlo spiegandone le ragioni.


Ogni anno la Giunta si prodiga in iniziative spot sulla Settimana europea della mobilità sostenibile, senza però giungere alla definizione di un progetto della mobilità che migliori le condizioni della Città. Anzi, dobbiamo rilevare la dannosa confusione delle iniziative che sono state prodotte e si stanno producendo proprio alla mobilità locale: aumento del traffico e delle barriere architettoniche, spreco, inquinamento. Superficiale e conseguentemente inutile anche la gestione delle zone a traffico limitato davanti ai plessi scolastici: alla fine, l’unico vantaggio è stato per le casse del Palazzo che, tra l’altro, tarda ad aprirsi.


Sono fatti che meritano una profonda riflessione per evitare che in futuro si continuino a commettere gli stessi errori e si accetti di superare la tentazione “tuttologa” per aprirsi al mondo del confronto e della crescita. Non ci rimane che auspicare una assunzione di responsabilità da parte degli amministratori comunali per riattivare un servizio utile.  

martedì 6 marzo 2018

INCONTRO CON "PROPOSTA CIVICA"


La scorsa settimana abbiamo avuto il piacere di incontrare una delegazione della Formazione politica “Proposta civica”, guidata da Matteo Venturelli, con la partecipazione dell’attivista Niside Muscas e del Consigliere comunale Antonio Scano.


A nome della Presidente del Comitato Civico “ViviAssemini” Claudia Giannotti, esprimo pubblicamente la nostra soddisfazione per l’invito, la cortesia e la capacità di ascolto dimostrato, nonché per la serenità e lo spirito progettuale che ha caratterizzato le loro riflessioni. È stato un incontro interessante in cui si è parlato di Assemini, della sua condizione e soprattutto delle sue prospettive di crescita e sviluppo.


Abbiamo proposto la nostra idea di città ed abbiamo ascoltato la loro, nel rispetto del ruolo e dei limiti propri di un Comitato civico nello scenario politico.   

Massimo Carboni